Collezione Arcari di Tirano



Sono più di un centinaio i documenti che compongono la collezione futurista della biblioteca di Tirano: libri (molti dei quali con dedica autografa) ma anche riviste, manifesti, articoli d'epoca, cui si aggiungono lettere di autori che aderirono al movimento. Marinetti, Boccioni, Palazzeschi, Cavacchioli, Depero, Benedetta, Carrà, Buzzi, Govoni: sono solo alcuni dei nomi presenti nel fondo librario, esposto per la prima volta al pubblico in occasione della mostra "Segno+Ritmo+Scrittura" (5 maggio-24 giugno 2012).

Il legame tra il Futurismo e Tirano, cittadina di confine tanto ricca di storia quanto lontana dai clamori dell'Avanguardia, si chiarisce indagando l'origine della parte più cospicua della raccolta, che fa parte della biblioteca di Paolo Arcari (1879-1955), letterato, pubblicista, a lungo professore di letteratura italiana a Friburgo, attivissimo conferenziere nella prima metà del Novecento. Una parte dei volumi confluiti nella collezione – più esigua ma non meno importante - sono appartenuti alla scultrice futurista Regina, moglie del pittore tiranese Luigi Bracchi, e al bibliofilo Italo Vittorio Lambertenghi.

Gli interessi letterari di Arcari, studioso di Manzoni, Parini, Balzac, non si spingono oltre Carducci e Pascoli; egli è però tra i primi a scrivere del Futurismo, in un periodo in cui molti preferiscono non raccogliere le provocazioni del movimento. Questo gli vale la considerazione di Marinetti, che pubblica sulla rivista «Il Futurismo: Supplemento alla Rassegna Internazionale "Poesia"»(11 febbraio 1910) l'articolo I significati del Futurismo secondo Paolo Arcari, apparso per la prima volta in «L'Avvenire d'Italia» l'11 gennaio del 1910 e successivamente riproposto nella prima edizione de L'Incendiario di Palazzeschi.

I rapporti tra l'Arcari e Marinetti sono antecedenti alla nascita del movimento. È infatti del 1902 il libro La conquête des Ètoiles, che l'autore invia con la dedica "A mon cher ami Paolo Arcari avec une bien affectuose poigneé de main F.T. Marinetti" (seguito poi da una lettera nella quale Marinetti lamenta la mancata recensione del libro...).
Le dediche e le lettere conservate presso l'archivio tiranese testimoniano inoltre dei rapporti di Arcari con altri autori, al di là della parentesi futurista di alcuni di essi. Basti citare gli scambi epistolari con Auro D'Alba, Cavacchioli e le cartoline augurali che regolarmente riceveva da Giacomo Balla e dalle figlie Elica e Luce.